Wise Guys, Flunder gibt es immer wieder – traduzione italiana

Mi sono impegolato in questa traduzione. La faccenda è complicata dai continui giochi di parole: tra “Flunder”, passera di mare ma anche sorpresa, “Scholle”, passera di mare ma anche mattonella, stupido e così via. Spero di esser riuscito a rendere

Musik und Text: C.Bruhn/G.Loose
Spezialtext: Daniel “Dän” Dickopf
Arrangement: Edzard Hüneke

Ich bin eine Scholle
hier im Ozean.
Ich hätt gern ‘ne Olle,
ich bin im Liebeswahn!
Alle Fische stehn auf mich
und finden mich so nett,
doch ich will nur mit einer
in mein Wasserbett.
Sono una passera di mare (stupido come una mattonella)
Qui nell’oceano
vorrei una ragazza
sono innamorato matto!
Tutti i pesci stanno sopra di me
mi trovano così carino,
ma io ne voglio solo una
nel mio letto ad acqua
Flunder gibt es immer wieder,
lauter blöde Aale, Lachs und Tintenfisch.
Doch ich liebe eine Qualle,
‘ne richtig schöne dralle –
doch sie liebt misch nisch …
La passera di mare torna sempre indietro (le sorprese non finiscono mai?)
stupide anguille rumorose, salmoni e calamari.
Ma io amo una Medusa
una rotonda al punto giusto –
ma lei non mi ama …
Es klingt ziemlich kitschig,
doch ich lieb nur sie.
Sie ist so schön glitschig,
und Schuppen hat sie nie …
Suona un po’ pacchiano
ma amo solo lei.
E’ così bella scivolosa,
e non ha scaglie..
Hier am Meeresgrunde
versanden meine Triebe.
Ich lecke meine Wunde
unerfüllter Liebe.
Ich sitz in der Falle,
alles ist vorbei:
Meine süße Qualle,
die liebt ‘nen Kredithai!
Qui sul fondo del mare
insabbio la mia pena
Lecco la mia ferita
vivo insoddisfatto.
Siedo nella rete,
tutto è finito
la mia dolce medusa
ama uno squalo (strozzino)
Flunder gibt es immer wieder,
lauter blöde Aale, Lachs und Tintenfisch.
Wir kriegen alle nicht immer, was wir wollen,
das gilt auch für Schollen –
Fisch, ärger dich nisch!
La passera di mare torna sempre indietro (le sorprese non finiscono mai),
stupide anguille rumorose, salmoni e calamari.
Non otteniamo sempre tutto quello che vogliamo,
questo vale anche per le passere di mare (sorprese) –
Pesce, non ti arrabbiare!

Piccolo Internet antico – lingua etrusca

sono approdato di recente sul newsgroup it.cultura.linguistica e, come i vecchi, devo dire che Internet negli ultimi 15 anni è decisamente peggiorato. Gli imputati sono sempre gli stessi: faccialibro, in cui ogni utente deve essere più figo più viaggiatore e più gourmet degli altri, e twitter, in cui bisogna essere più veloci e informati.

Nell’archeologia dei newsgroup, tra i link rotti a pagine personali su tripod, ritrovo invece il vecchio amore per il voler comunicare qualcosa, le proprie passioni e i propri interessi più o meno bislacchi.

Ho ritrovato tra l’altro due monografie dell’utente Riccardo Venturi, una sugli Etruschi e una sui Micenei, che se fosse possibile salverei dall’oblio. Iniziamo con gli Etruschi:

Cosa sappiamo dell’Etrusco: 1, 2, 3, 4, 5, 6-A, 6-B, 6-C, 6-D, 7, 8, 9-A, 9-B, 9-C, 9-D, 9-E, 9-F, 9-G, 9-E, 9-F, 9-G, 9-H, 10-A, 10-B, 10-C, 10-D, 11-A, 11-B, 12

Spero di aver riportato tutto; segnalatemi eventuali correzioni se ce ne fosse bisogno

la convensciòn aziendale

dunque, in azienda ci sono top manager (zero virgola percento), manager (x percento), operativi (due terzi) e junior (un terzo).

La piramide si deve mantenere, quindi se volete crescere fate crescere l’azienda!

Buffo come queste affermazioni cambino senso alla luce di tutte le considerazioni su crescita e decrescita fatte in questo periodo.

L’azienda è cresciuta enormemente, ma quasi tutta per acquisizioni, meno per creazioni di nuovi mercati, quindi caso mai il management è gonfiato. Visto che siamo in un mercato già ben presidiato, non terra vergine, si può solo crescere a spese dei concorrenti. Siamo in una situazione stabile.

Se la situazione è stabile, si può diventare manager solo con un tasso di sostituzione 1 a 1, quando qualcuno muore o se ne va. E con la situazione attuale di mercato è più facile la prima della seconda.

Ancora una volta, la mia carriera è da ripensare.

Sui teorici della “decrescita felice”

Scrivo questo post a seguito di una discussione con Uomo in Cammino sul sito di Pilger, e vedo che anche l’ottimo Fausto ha la sua opinione sull’argomento “crescita”.

Il motivo per cui lo scrivo è semplice: i teorici della “decrescita felice” stanno sbagliando strada, e mi preoccupano. Mi rendo conto che questo è un argomento sensibile perché impatta direttamente gli stili di vita delle persone, quindi mi serve almeno un post intero per fare chiarezza.

I teorici della decrescita felice partono da un assunto di base: siamo troppi, se fossimo di meno staremmo meglio. Il che messa così è incontestabile, peccato che poi la realtà come al solito sia più complessa e controintuitiva.

Se me la passate è come nei film di zombie: c’è un epidemia che di punto in bianco stermina il 99% della popolazione, e protagonisti / sopravvissuti, a parte qualche dettaglio tipo schivare i morsi e lottare per la vita, si godono gli spazi sterminati e i prodotti della civiltà finita: auto, benzina, cibo in scatola, e tutto il contenuto dei vari centri commerciali.

Poi di solito nei film finiscono tutti sbranati, ma cosa succederebbe se andassero avanti ancora? Ovvio: la benzina finirebbe, le medicine finirebbero, il cibo in scatola scadrebbe. I nostri sopravvissuti si troverebbero a dover ricostruire una dura civiltà contadina, senza trattori, concime, possibilità di costruire attrezzi di metallo. In un paio di generazioni si perderebbero tutte le conoscenze superiori, e si entrerebbe in un nuovo medioevo di fame e epidemie illuminato da qualche parte da un singolo manufatto, un pannello solare o un alternatore azionato da un mulino ad acqua, custoditi gelosamente con cura maniacale.

Ok, questo è un film di zombie, ma non sembra più così bello vero?

Ho notato che i nostri teorici della decrescita felice (non tutti ovviamente) hanno alcune caratteristiche comuni: odiano la vita affollata, amano la campagna, hanno un certo senso ecologista e non disprezzano la fatica muscolare. Queste sono tutte cose degnissime e condivisibili, lo è un po’ di meno pensare o desiderare che tutto il mondo si trasformi in una grande campagna. Se non altro perché la vita in città consuma molte meno risorse e spinge alla condivisione di spazio, infrastrutture, mezzi di trasporto etc, quindi paradossalmente chi ha una coscienza ecologica dovrebbe trasferirsi nella città più grossa e affollata possibile.

Sempre per paradossi, cos’è la decrescita felice? Mano consumi, meno cose, meno persone. Vita più dura, meno scelta, meno possibilità. Tutto questo è desiderabile? L’alternativa è davvero insostenibile come ci dicono?

Partiamo dalle basi: cos’è questa benedetta crescita? Non si può andare avanti senza introdurre il concetto di PIL (Prodotto Interno Lordo). Sono cose note su cui vado veloce, se avete dubbi controllate su Wikipedia.

Un giorno si decise di definire la ricchezza come “le cose che puoi fare”: quali servizi puoi ricevere, quali cose puoi avere, quali viaggi puoi fare. In una parola, i tuoi “consumi” (con tutte le connotazioni di questa parola).

La ricchezza si può misurare in vari punti: quando il soldino entra nel deposito di zio Paperone, quanti soldini ci sono nella pigna (stock), o quando finalmente vengono spesi liberando la “ricchezza” che contenevano. Per motivi di semplicità si è scelto di misurare quest’ultimo: francamente faccio fatica a pensare come la ricchezza “taglio di capelli dal barbiere” possa essere misurata prima di essere prodotta.

Il PIL ha subito un sacco di critiche, giù giù fino alle canzoni di Giovanotti. Che non cattura la felicità, che non è vero che i ricchi stanno meglio, e soprattutto, quella più sensata, che non cattura il “valore” dei consumi: se spendo 100 euro in un corso di formazione, o 100 euro in sigarette, ai fini del pil è la stessa cosa. Peggio, se brucio una foresta e spendo soldi per i pompieri, il PIL di quell’anno aumenta perché ho consumato ricchezza.

Le critiche sono valide, e sono stati proposti indicatori alternativi per il benessere, ma alla fine della fiera, tutti questi indicatori sono apparsi fortemente correlati al PIL, quindi per ora ce lo facciamo andare bene. Apparentemente chi è più ricco è davvero più felice.

Ora, il PIL misura il flusso di ricchezza annuo di una nazione sotto forma dei suoi consumi, il PPC (Pil Pro Capite) quello di un suo abitante, e si ottiene come PIL / numero di abitanti. Di solito quando pensiamo a nazioni ricche come gli USA o il Lussemburgo, pensiamo a nazioni con un PPC più alto del nostro, mentre le più povere ce l’hanno più basso. Le nazioni con un PPC più alto hanno individui (in media) più produttivi, che quindi possono permettersi più consumi di beni e servizi.

Ma cosa aumenta la ricchezza? Ci sono due fattori.

Il primo è quello ricordato da Fausto nel suo post, semplicemente il maggiore consumo. Potremmo avere più figli, bruciare più carbone, comprare più automobili, costruire più palazzi. Va da sè che questo modello è insostenibile, come sappiamo da almeno un paio di secoli. A un certo punto semplicemente finiremmo i soldi, le risorse, la capacità di prendere a prestito, e fine dei consumi.

Ma per quanto modello insostenibile, non ce lo siamo certo negati eh, anzi ci siamo buttati a capofitto. Oggi siamo 7 miliardi di esseri umani, una cifra che faccio fatica a immaginare. L’impronta ecologica degli italiani è il doppio del territorio, due Italie non basterebbero a reggere il nostro attuale ritmo di consumo. Soprattutto, le fonti fossili su cui si basa il nostro sviluppo non sono infinite, come non lo è la capacità dell’ecosistema terrestre di smaltire il nostro smog e i nostri rifiuti.

In questo senso stiamo già prendendo abbondantemente a prestito le risorse delle prossime generazioni, e i decrescisti hanno ragione, siamo troppi e basta. Eppure stiamo ancora crescendo (di numero). Su questa cosa ci torno dopo.

Per fortuna c’è un secondo aspetto della crescita, che nel mondo industriale è noto da almeno un secolo e mezzo: l’ottimizzazione. Abbiamo imparato a fare le cose meglio, con meno energia, materiali, manodopera.

Le automobili del dopoguerra avevano consumi per chilometro imbarazzanti. I primi computer occupavano un piano di un palazzo e avevano meno capacità di calcolo del mio telefono. Si sono liberati tempo energia e materiali per fare altre cose; possiamo compiere operazioni senza andare allo sportello, risparmiando tempo e benzina. E’ questo fare di più con meno, non l’aumento numerico, la crescita su cui dobbiamo puntare. Non tanto l’avere meno cose o meno scelta, ma averle con meno impiego di risorse.

Poi chiaramente dovremmo modificare le nostre abitudini in senso più rispettoso dell’ambiente: per portare le persone che porta un treno ci vorrebbero centinaia di automobili, quindi per dirne una va incentivato il trasporto pubblico a spese di quello privato.. e ci vogliono amministratori con la lungimiranza di fare questo tipo di operazioni, e elettori abbastanza maturi, informati, e disinteressati da eleggerli. Dovremmo vivere in un paese che forma tecnici in grado di capirla e di farla questa ottimizzazione, a livello industriale e procedurale, e non sfornare solo filosofi e creativi (non così tanti comunque). Dovremmo vivere in un paese con una cultura industriale e non solo del laboratorio artigianale, o dove gli unici eroi televisivi sono i cuochi.

Poi c’è il discorso della popolazione: in realtà ci siamo già spinti troppo oltre nel prendere a prestito alle generazioni future. Ci sono profondi squilibri: ci sono paesi dove la demografia è ancora fuori controllo, per la mancanza di pianificazione famigliare e la cultura contadina, e altri come l’Italia, la Germania e il Giappone che sono in pieno sboom di popolazione. Quando l’onda lunga del baby boom sarà passata, chi creerà i beni e i servizi che sono alla base della ricchezza? chi pagherà le pensioni future? un paese spopolato avrà la forza di mantenere la sua struttura sociale? L’immigrazione di questi anni conferma che la natura non tollera i vuoti. E non vale dire che i pensionati di oggi ci dovevano pensare prima: il pranzo è già stato mangiato e ora resta solo il conto.

I miei genitori mi raccontavano che negli anni ’60 era normale pagare con le cambiali: c’era grande fiducia nel futuro, e quindi nella propria possibilità di ripianare i debiti con i propri guadagni. Ora i guadagni si stanno prosciugando, ma restano le cambiali: chi ha in mente un cambio repentino farebbe meglio a tenerlo a mente.

E soprattutto c’è la grande incognita di cosa succederà quando si esauriranno le fonti fossili. In questo ottimo articolo sulla demografia, ci informano che in media ogni uomo moderno dispone dell’energia equivalente a 10 schiavi (per muoversi, per lavare e cucinare, per accendere le luci, ma anche quella consumata per costruire la casa dove abita etc.), il che ci fa immaginare quanto dovesse essere dura la vita in passato.

Al momento queste fonti fossili sono insostituibili e in attesa di soluzioni avveniristiche (la fusione nucleare?) non abbiamo la più pallida idea di cosa succederà quando finiranno, o meglio quando l’energia ricavata e quella per estrarle diventerà quasi uguale.

Ancora sull’informazione immobiliare

Oggi scorrendo i giornali online trovo notizie trionfalistiche sulla ripresa del mercato immobiliare.

Mercato immobiliare in ripresa: nel terzo trimestre del 2014 +3,6%
Bene i settori residenziali, soprattutto nelle grandi città, e dei negozi. Male per gli uffici, la richiesta è calata del 2%

12:58 – Per il mercato immobiliare, ormai da mesi al palo, arrivano segnali di svolta.

(per esempio qui)

visto che tutte le informazioni che ho vanno nella direzione oposta, vado a verificare direttamente alla fonte [1]

Bene, questo è il dato in base a cui vengono fatte queste tanto roboanti affermazioni: nel 3° trimestre 2014 ci sono state 206.945 compravendite (NTN) contro le 199.727 del deprimente 3° semestre 2014. L’andamento complessivo però è riassunto nella figura qui sotto. Ditemi voi se vi sembra il caso di urlare alla ripresa.

NTN Q3 2014

Resta la considerazione fondamentale: se siamo in piena crisi, la gente non ha soldi, le banche non prestano, c’è un eccesso di offerta (case vuote) rispetto a quanto le persone possono spendere, mi spiegate come possono risalire i prezzi delle case?

[1] http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/Nsilib/Nsi/Documentazione/omi/Pubblicazioni/Note+trimestrali/

Sido, einer dieser steiner – traduzione italiana

[1. Strophe: Sido]
Verwittert und vom Leben gezeichnet
Verbittert und umgeben von Reizen
Wie hinter Gittern, ewig das gleiche
Jeder meiner Schritte hat Probleme bereitet
Nachts versunken auf ‘ne eklige Weise
Fast ertrunken in ‘nem See voller Scheiße
Keiner hat mich mitgenommen, mir fehlte die Reife
Doch manche Steine muss man lediglich schleifen
Du bist vorbeigekommen, hattest deinen Kompass mit
Du hast gesehen, dass dieser einer Stein besonders is’
Du hast ihn mitgenommen und nicht im Meer versenkt
Hast ihm ‘nen großen warmen Platz in deinem Herz geschenkt
[1. Strofa: Sido]
Sgretolato e segnato dalla vita
amareggiato e circondato da fastidi
come dietro alle sbarre, eternamente uguale
ogni mio passo ha provocato problemi
immerso di notte in un umore schifoso
quasi affogato in un oceano di merda
nessuno mi ha preso con se’, mi manca la maturità
ma alcune pietre devono soltanto essere lucidate
sei passata davanti, avevi la tua bussola con te
hai visto che quella singola pietra era particolare
l’hai presa con te e non l’hai affondata in mare
le hai regalato un grande posto caldo nel tuo cuore
[Hook: Mark Forster]
Kennst du noch den Ort, wo ich auf dich gewartet hab?
Seite an Seite mit den andern Steinen lag ich da
Ich war kalt, ohne Heimat und alleine
Bevor du kamst, war ich nur einer dieser Steine
Ich war so staubbedeckt, bevor du mich gefunden hast
Hast mich in Gang gesetzt, mir endlich neuen Schwung gebracht
Ich war kalt, war versteinert und alleine
Bevor du kamst, war ich nur einer dieser Steine
Ohne Heimat und alleine
Nur einer dieser Steine
[Ritornello: Mark Forster]
Conosci ancora il posto, dove io ti aspettavo?
ero lì fianco a fianco con le altre pietre
Avevo freddo, ero senza casa e solo
prima che tu arrivassi, ero solo una di quelle pietre
ero così coperto di polvere, prima che tu mi trovassi
mi hai rimesso in moto, mi dai sempre nuove spinte
avevo freddo, ero pietrificato e solo
prima che tu arrivassi, ero solo una di quelle pietre
senza casa e solo
solo una di quelle pietre
[2. Strophe: Sido] Du baust mich auf, legst dich zu mir
Ich kann über alles reden mit dir
Oder ohne Worte einfach gestikulieren
Damals hätt’ ich so was bestimmt eh nicht kapiert
Du hast mich auf neue Wege geführt
Ich hab zum ersten mal das Leben gespürt
Ich weiß auch, dass so ein Glück nicht jedem passiert
Ich werd nicht mehr gehen, ich bin nur wegen dir hier
Du bist vorbei gekommen, hattest deinen Kompass mit
Du hast gesehen, dass dieser einer Stein besonders is’
Du hast ihn mitgenommen und nicht im Meer versenkt
Hast ihm ein’ großen warmen Platz in deinem Herz geschenkt
[2. Strofa: Sido]
Mi hai ricostruito, mi sei stata vicina
posso parlare con te di tutto
o senza parole esprimermi facilmente a gesti
allora non avrei sicuramente potuto capirlo
mi hai guidato per nuove strade
per la prima volta ho sentito la vita
so anche che una fortuna come questa non passa per tutti
non me ne andrò più, sono qui soltanto per te
sei passata davanti, avevi la tua bussola con te
hai visto che quella singola pietra era particolare
l’hai presa con te e non l’hai affondata in mare
le hai regalato un grande posto caldo nel tuo cuore
[Bridge: Mark Foster]
Ich war nur noch verstaubt, verbraucht und ohne Plan
Bevor du kamst Mich
mit dir nahmst
Keiner braucht mich mehr zu retten
Das hast du schon getan,
indem du kamst
Mich mit dir nahmst
[Bridge: Mark Foster]
Ero impolverato, consunto e senza piani
prima che arrivassi
mi prendessi con te
nessuno mi porterà più in salvo
l’hai già fatto tu,
quando sei arrivata
mi hai preso con te
[Hook: Mark Foster]
Kennst du noch den Ort wo ich auf dich gewartet hab?
[Ritornello: Mark Foster]
Conosci ancora il posto dove io ti aspettavo?

La bolla c’è ma non si vede – 2

Il rapporto immobiliare 2014 dell’agenzia dell’entrate, uscito a maggio, è una vera miniera di informazioni riguardo all’andamento del mercato immobiliare.

Nel paragrafo 1 viene spiegato chiaramente che l’impennata dei prezzi è iniziata nel 1998, impennandosi tra il 2000 e il 2004 per tre fattori concomitanti:

  • l’alto tasso di risparmio delle famiglie italiane negli anni ’80 (20% circa) e 90 (sceso al 12% ma ancora elevato)
  • Il crollo dei tassi di interesse dovuto all’entrata nell’Euro.
  • i minori tassi di interesse e una maggiore facilità nell’accedere ai mutui.

In pratica, nei primi anni del 2000 le famiglie italiane avevano dei risparmi e li investivano in BOT. Quando i BOT hanno smesso di rendere, gli italiani sono passati al più sicuro (così dicevano) degli investimenti: il mattone.

In altre parole, nel 2000-2006 i prezzi impennanti delle case sono stati pagati bruciando i risparmi dei genitori e facendo debiti. Quei soldi, e quella situazione non torneranno.

Cito direttamente dal rapporto:

Nel 2006 si poteva prevedere senza dubbio una battuta d’arresto del ciclo espansivo in quanto i tassi di
interesse iniziavano ad aumentare ed il livello dei prezzi delle abitazioni, cresciuti rapidamente negli anni
precedenti (i prezzi sono incrementati in termini reali in un decennio di circa il 43%), riducevano l’accesso
delle famiglie al mercato residenziale. In effetti, ben prima della crisi economica dell’agosto 2008, il
mercato residenziale italiano aveva iniziato a ridursi: nel 2007 il numero di abitazioni compravendute si
contrasse del 7% rispetto all’anno precedente: era finito il ciclo espansivo e vi sarebbe sta
to un aggiustamento

Questa sotto è la figura dell’andamento tendenziale dei prezzi:

Variazioni % tendenziali trimestrali prez zi abitazioni (ISTAT)

Variazioni % tendenziali trimestrali prezzi abitazioni (ISTAT)

E qui torna l’argomento di ieri sul nascondere i dati, non falsificandoli ma rendendoli difficili dal leggere. Quello qui sopra è l’andamento tendenziale dei prezzi, cioé come variano gli aumenti o le diminuzioni da un anno all’altro (la derivata prima per intenderci). Visto così pare che ci sia un rallentamento vero?

Si ma i prezzi veri e propri come stanno andando? Come nella figura che ho ricostruito qui sotto:

andamento prezzi case

Andamento prezzi delle abitazioni

Fa un altro effetto visto così, vero?

Chiudo con l’mmagine che mi ha più impressionato per la sua crudezza. Non mi aspettavo qualcosa di tanto esplicito, forse c’entra il fatto che questa sezione è a cura dell’ABI.

In ogni caso, quello qui sotto è il rapporto tra il reddito disponibile delle famiglie e il costo delle case. Sembra fatta apposta per indicare di quanto il prezzo delle case debba ancora diminuire:

Reddito unitario delle famiglie e prezzo delle case (numeri indici; primo semestre 2004=100)

Reddito unitario delle famiglie e prezzo delle case (numeri indici; primo semestre 2004=100)

Dal 2004 il reddito delle famiglie non è cresciuto, nella lenta e sonnolenta stagnazione della nazione italiana. Il prezzo delle case invece è aumentato fino a un massimo del 30% (in media) e solo da un paio d’anni ha preso a scendere

In conclusione, la bolla c’è, eccome, anzi la cosa sorprendente è che le inerzie del sistema siano riuscite, dal 2006-7 a oggi a impedire un crollo, che invece si è finora avviato verso un graduale, costante piano inclinato.

In definitiva, dopo queste ricerche sono abbastanza restio a comprare casa di fronte alle prospettive di un ulteriore deprezzamento: l’unica cosa sensata sembra essere fare un offerta ridicola rispetto ai prezzi attuali e stare alla finestra per un paio di anni ancora.

Del resto questo è l’andamento dei prezzi secondo Eurostat:

Andamento dei prezzi residenziale (Eurostat)

Andamento dei prezzi residenziale (Eurostat)

Avete notato come dal 2010 l’andamento sia identico a quello del grafico che ho creato io qui sopra? E’ perché anche i dati di Eurostat vengono anch’essi dall’Italia, ma vengono pubblicati in modo più chiaro.

Fonti:

(1) Agenzia delle Entrate – Rapporto Immobiliare 2014

(2) Eurostat – Andamento dei prezzi residenziale italiano